lunedì 8 febbraio 2010

The Mallard • Don’t Try So Hard


A 16 anni queste parole mi scivolavano via...

...ieri sera invece ho pianto.


If you’re searching out for something -
Don’t try so hard
If you’re feeling kinda nothing -
Don’t try so hard
When your problems seem like mountains
You feel the need to find some answers
You can leave them for another day
Don’t try so hard


But if you fall and take a tumble -
It won’t be far
If you fail you mustn’t grumble -
Thank your lucky stars
Just savour every mouthful
And treasure every moment
When the storms are raging round you
Stay right where you are


Don’t try so hard
Oooh don’t take it all to heart
It’s only fools they make these rules
Don’t try so hard


One day you’ll be a sergeant major
Oh you’ll be so proud
Screaming out your bloody orders
Hey but not too loud
Polish all your shiny buttons
Dressed as lamb instead of mutton
But you never had to try
To stand out from the crowd


Oh what a beautiful world
Is this the life for me
Oh what a beautiful world
It’s the simple life for me


Oh don’t try so hard
Oh don’t take it all to heart
Its only fools - they make these rules
Don’t try so hard
Don’t try so hard


"Don't Try So Hard"

Queen

Innuendo - 1991



The Mallard

sabato 6 febbraio 2010

La Vale: "... chi non è "matto" scagli la prima pietra"...








« La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d'essere »
(Franco Basaglia)









la follia delle persone Non deve essere rinchiusa e indicata come malattia..... bisogna ascoltare il seme della follia e non estirparlo e farlo marcire...semmai trovare la giusta cura ad ogni pensiero!







Chi è normale ?







chi è a-normale?







La società è malata e c'è chi ha una visione sua distorta della realtà... se lo respingi lui non potrà mai guarire.... un orecchio per ascoltare fa meglio di qualsiasi medicina che plachi l'angoscia che si prova a non essere compresi da nessuno...a non poter ragionare come gli altri, a essere considerato il deviato "il malato" il "pazzo"...







...credo che una parte di questo mondo...in passato (e non solo) etichettasse come "pazzo" anche persone che non lo erano realmente ma che poi rinchiusi in quei "Lagher" ci diventavano!..è davvero raccapricciante rinchiudere la follia e marchiarla così...... ghetizzare tutte le persone, etichettarle e rinchiudere anime costrette ad avere ali bloccate...e bocche cucite con aghi di ferro, mani legate e occhi bendati e orecchie piene di cotone...







...chi magari un "pazzo" ci diventa proprio perchè solo.....e la solitudine a lungo andare nuoce gravemente alla nostra mente...nuoce al nostro spirito e fa male...peggio di un pugnale inferto alle spalle.. è meglio ascoltare una persona qualsiasi cosa abbia da dirci...il suo messaggio potrebbe esserci utile e aricchire ancora di più la nostra conoscenza come una tela piena di colori che si mescolano assieme per creare nuove sfumature...







ogni storia, ogni vita, ha un suo colore un suo profumo..e solo un insensibile può non essere capace di ascoltare e annusare l'aria!









"Vorrei aprire questi occhi e dire "ah è solo un incubo... tutto questo era un brutto sogno"

sì svegliarmi nel letto di camera mia con il sole che brucia gli occhi..anche se vorrei solo piangere scacciando inutili paure...

devi asciugarti le laccrime perchè la fuori... in quelle strade c'è una vita che aspetta.... aspetta solo di essere vissuta fino all'ultimo secondo, sbagliando, ridendo, piangendo, soffrendo.. e anche se adesso è difficile .... anche solo provare a respirare di nuovo...."


La Vale

mercoledì 3 febbraio 2010

La Vale: SBARRE e Odio...




Oggi è una bella giornata di quelle con il sole, il cielo blu e un'aria ghiacciata che ti entra dentro alle ossa.... cammino veloce per svuotare la mente da troppe parole che stupidamente si accavallano una sopra l'altra senza un significato preciso...



Mi giro e guardo in lontananza il "parco dove sono cresciuta" ...dove tutti potevano correre liberamente...



qualcosa è cambiato ...



ora NON è più Libero è Recintato...un muro visibile di chiusura sociale.... di sbarramento ideale...

"Perchè? perchè bisogna costruire recinzioni e chiudere sempre di più il nostro"io" dentro ad una gabbia?"
sono stanca di sentirmi in una galera...di essere costretta e vincolata dalle ore di questa società che mi martellano la mente e non mi lasciano aria per respirare..ci sono troppi muri ideali e non...piccole barriere che ti costringono ad aderire a degli obblighi se non vuoi imbeccare in qualche sanzione....
Il nostro silenzio a cosa ci porterà...? dov'è la mia libertà di poter vivere senza catene?? Io non la trovo...mi sento solo chiusa in una gabbia e non vedo la luce..ma solo il buio!

Una nota negativa deve poter servire per rilanciare la propria idea e scagliarla contro quei muri distruggendoli del tutto...sgretolando il loro odio che viene intriso nell'aria che sa di muffa ... non bisogna tenerla stretta fra le mani quell'idea di coraggio...perchè il sangue macchia e lascia un debole segno che cogliamo solo noi....ma tutti gli altri dormono sonni tranquilli..



La Vale

martedì 2 febbraio 2010

The Mallard • Facciamo tutto per...


Facciamo tutto (e di tutto) per liberarci dai nostri pensieri e dai nostri istinti.
L'obiettivo è stato raggiunto? Bene, il pensiero su di esso è stato rimosso.
Ti sei saziato? Bene, ora l'istinto per un po' riposerà.
Ed allora che cos'è veramente spirituale?
Lo spirituale aggiunge a tutto questo il brivido della pienezza, il calore dello "scorrere", dell'attimo che sa di infinito ed eterno, perché senza tempo.
Come riconoscere quei momenti? Beh, ti sei dimenticato del tempo e liberato dai pensieri...
...ma non basta: ti sei anche riempito ed espanso nel tutto...
...del tutto.


The Mallard

lunedì 1 febbraio 2010

La Vale: BASTA SPRECHI ... BASTA RAZZISMO



Occhi di un bimbo che guardano un obiettivo
ingenuamente quella foto quegli occhi pieni di speranza... faranno il giro del mondo, inescando a cascata parole, scandalo...dibattiti, considerazioni, lacrime...rabbia sentimenti accesi che sgorgano in noi

una frazione di secondo e la foto è già impressa negli occhi di chi la guarda...


Fame nel mondo esemplificata dal simbolo della povertà...della fatica....della speranza che per Loro è arrivare a fine serata e sorridere di essere ancora vivi, e di avere un pezzo di pane da mettere sotto i denti..

Noi società viziata, schizzinosa abituata a vedere migliaia di queste foto non ci soffermiamo quasi più a pensare ... noi buttiamo e scartiamo un sacco di cibo un sacco di carta plastica inquiniamo e distruggiamo l'eco-sistema....e poi certi per lavarsi la coscienza vanno a vedere un colossar tipo "avatar" (io appartengo a quei due o tre che non sono andati a vederlo) e piangono perchè si sta distruggendo il mondo...e non si fa nulla per fermare niente....

Ecco io forse partirei proprio da quegli occhi ...
partirei dallo considerazione della società, dallo spreco di ogni giorno, dal razzismo che alimenta il meccanismo della macchina burocratica che chiamano società....
dovremmo avere una mano di più al riguardo di chi ci sta vicino e anche di chi sta lontano...
Parliamo di più tra di noi e non solo...
Abbattiamo i muri dell'indifferenza, dell'odio della diversità...
Estirpiamo queste radici che stanno impregnando la terra e aggrovigliando le nostre menti..
Sleghiamoci da ogni vincolo e usciamo da ogni confine da ogni cerchio che ci è stato disegnato attorno!
Questo mio urlo non è afono...ma è diretto a tutte le orecchie che vogliono sentirlo e renderlo più forte unendosi anche loro all'unisono!
LA VALE

Coccia / Io e Magda

1 Febbraio, mattina.

Magda è stata una delle prime ragazze che ho conosciuto a Tubinga. Magda è stata una delle pochissime persone per cui potessi dire che fosse, qui, indubbiamente ‘strana’. Magda parlava un tedesco velocissimo e farfugliato, che in chiunque altro avrebbe dato tutta l’impressione del parlare a scatti nevroticamente, ma in lei non era affatto così. Magda studiava filosofia. Precisamente, faceva il dottorato su una mistica di area tedesca (credo) del duecento, tale Ildegarda di Binga. Magda era letteralmente una ispirata. Il suo parlare così veloce ti travolgeva letteralmente. Era incomprensibile ai più. Parlava volentieri, ma, stante il mio tedesco nullo dei primi tempi, non capivo quasi nulla di quello che diceva. Una volta provai a dirle ‘ich habe nicht verstanden’, non ho capito, e lei pareva essersi offesa. Non glielo dissi più. Però i primi tempi andava che lei mi parlava, per minuti e minuti, e io molto volte davo dei cenni di assenso. Mi sarebbe interessato sapere quello che stava dicendo, ma era letteralmente impossibile accedere alle parole che una dopo l’altra infilava quasi rapita, quasi posseduta nel pronunciarle. Qualche mese dopo, Giacomo mi disse che Magda infilava anche un errore dietro l’altro nel suo tedesco, e io me ne stupii. Non sapeva l’inglese. Un mio amico italiano, venuto a trovarmi a Tubinga, tentò di allacciare una conversazione con lei. Lei le chiese se lui sapesse il tedesco, e lui lo sapeva quanto bastava per dirle che non lo sapevo. Lui allora le chiese se lei sapesse l’inglese. Lei lo sapeva quanto bastava per dirgli che non lo sapeva.
Magda era infinitamente gioiosa. Il suo modo di parlare era la migliore metafora per descriverla. Trasudava un entusiasmo sconvolgente, forse, più che coinvolgente. Era un vero e proprio terremoto interiore, come l’avevamo simpaticamente apostrofata. Aveva lunghi capelli castani, occhi azzurri, ed era sempre pronta a sorridere. Sarà banale, ma pareva davvero provenire da un’altra epoca, da qualcosa di totalmente rurale, o di totalmente remoto. Emanava bontà. Di fatto, parlava spesso di energia delle persone, per non dire delle pietre. Mi disse che ero buono, e credo di capire cosa intendesse. Era vegetariana. I primi tempi fummo molte volte sul punto di stringere amicizia, ma confesso che ne avevo quasi paura. Ripeto, era sconvolgente. La gente della mia classe del primo corso di tedesco, che risale ormai a settembre, la considerava una bizzarria della natura e di fatto la escludeva. Ma così in verità non era, perché Magda aveva visto prima. Guardava altrove. Un ragazzo di Savona trapiantato a Milano, Thomas, il tipico tamarro italiano, in realtà anche molto tenero, ma di fatto anche alquanto tamarro, era il suo coinquilino, e diceva di evitarla come la peste. Ne soffrii. Ricordo i primissimi giorni a Tubinga. Eravamo al Burger AMT, a discapito del nome, non un fast food, ma un ufficio comunale. Dovevamo fare tutti pratiche burocratiche. Lei era praticamente sola, era qualcosa di totalmente altro. Io mi avvicinai, e parlammo. Lei stava leggendo Lévinas. Io le dissi che stavo leggendo Buber, e che era l’autore della mia tesi. All’epoca la tesi andava molto male, avevo iniziato da poco le letture, ed ogni giorno era un vero e proprio naufragio. Magda conosceva Buber, e mi disse che aveva trovato un suo libro qui, a poco prezzo. Forse, una sua biografia. Purtroppo, come sempre non capii molto. Ma trovare qualcuno interessato a Buber a Tubinga confermava la mia teoria delle monoporzioni, che ogni persona qui incontrata poteva rappresentare un piccolo angolo della mia vita. Tutte insieme formavano la totalità di quanto mi potesse caratterizzare, e ognuna, singola, era per me un lato di me che potevo ri-trovare. Queste considerazioni nascevano in mesi di spaesamento totale. Credo che con Magda avremmo potuto andare davvero d’accordo. Io volevo imparare tantissimo, ero ossessionato dall’accrescere la mia esperienza di vita. Al contrario, fui gettato nel primo mese insieme a persone per nulla cattive, ma ben disposte soprattutto per calcio e partys. Magda poteva essere un altro inizio. Tuttavia, quando lei mi chiese il mio numero di telefono, finsi quasi di non capire. Questo non mi fa onore, ma è davvero andata così.
Quando la incontravo nella biblioteca universitaria, io e Magda imparammo a salutarci con affetto. Anzi, quello che imparò fui io. Lei aveva già imparato. Mi veniva incontro, e ci abbracciavamo. Sentivo qualcosa di infinitamente buono provenire da lei, qualcosa di completamente innocente. Ma anche a distanza di mesi, quando parlava facevo una fatica boia a capirla. Era una dinamica davvero strana, tutta basata, se vogliamo, su sensazioni che precedono o trascendono la linguisticità. Quasi come due animale che si fiutano e si (ri)conoscono. Forse eravamo due bestie non tanto diverse, e lei aveva semplicemente raggiunto un livello totale di interezza e unificazione del proprio sentire. Emetteva davvero luce. La sua non sembrava semplicemente felicità, ma qualcosa di più intenso. Per nulla simile alla quiete, eran piuttosto scintille guizzanti di vita. Quando la incontrai a ottobre nel dipartimento di filosofia, bisognava scegliere i corsi da seguire, lei diceva con gioia che ne seguiva uno fino alle dieci di sera. Ultimamente, mi diceva, dormiva tre ore per notte. La vita non poteva aspettare. Ricordo, recentemente, mi trovavo alla biblioteca universitaria. Decisi di andare a mensa, ma non c’era nessuno che conoscessi. Arrivò Magda, aveva già mangiato, stava per andarsene. Mi ricordo ancora adesso la sua domanda: ‘mangi veloce?’. Chi mi conosce, sa che la risposta è decisamente affermativa. C’era il sole, che filtrava attraverso le finestre del grosso casermone di plastica e metallo della mensa. Ma con Magda un momento del genere poteva diventare immediatamente religioso. Parlammo di Buber, le spiegai l’intuizione buberiana per cui Dio si incontra in ogni incontro. Era come se avessi decifrato il segreto della sua vita, mi parve di capire. Dopo aver finito i miei cannelloni, ed avermi lei aiutato con l’insalata che puntualmente scartavo, le mostrai in biblioteca l’antologia di mistica di Buber, Confessioni estatiche. Era un libro bianco con incisa una scritta d’oro ‘Ekstasis.’ Aveva un che di evocativo. E c’era, soprattutto, la sua Ildegarda di Binga. Magda ne era entusiasta, non finiva più di ringraziarmi.
Il giorno dopo, mi chiese fino a quando sarei rimasto in Erasmus. Le risposi, fino a fine maggio. Mi chiese se mi piaceva andare in bicicletta, le risposi di sì (anche se erano anni che non lo facevo). Voleva regalarmi la sua bici. Qui a Tubinga ci sono migliaia di bici. Gli studenti le comprano e le rivendono, e nessuno spende mai più di trenta euro. Ma il fatto che volesse regalarla, diceva tutto di Magda. E a me. Mi sentivo destinatario di un qualcosa di importante. Sentivo di averle lasciato qualcosa, forse quell’ ‘essere buono’ di cui parlavo, anzi, parlava.
Tornai in Italia una settimana. Sapendo che era vegetariana, chiesi a mia madre di preparare un po’ di pesto per lei. Quando tornai su a Tubinga, un venerdì di fine gennaio, la sera stessa, lei faceva qualcosa nella sua cucina. Ero stanco morto, ma volli assolutamente andarci. Le portai il pesto. Lei mi disse che l’avrebbe mangiato con sua madre e sua sorella. Non fece menzione del padre, chissà. In questo suo implicito tacere, d’un tratto pensai che Magda, come tutti noi, oltre alla sua sovraumana energia aveva i suoi cancri segreti, i suoi anelli che non tengono, punti senza luce. Eppure, sembrava averli trascesi nel suo sorridere mai ebete e sempre ispirato, e nelle sue domande come: ‘vuoi mica lavarti le mani?’
Magda. Adesso sta per partire. È la prima volta che scrivo per un amico di Erasmus in partenza, sebbene, in realtà con lei non abbiamo mai stretto un rapporto esplicitamente forte. Era totalmente episodico, ma dire questo non rende la nature delle cose. Era eventuale, come un evento che non aspetta niente e nessuno, ma, semplicemente, a chi abbia orecchie e cuore per intendere, accade.