giovedì 29 aprile 2010
Donny: "La storia del giovane vecchio" Capitolo 1° -Ricordo-
Capitolo 1°...
"Ricordo"
il giovane vecchio mi racconta:
"mi ricordo quando le scrissi cosa significasse amare, per me: 'ascoltarla con falso sorriso mentre racconta contenta di come sta bene
con un altra persona ed essere, in fondo, felice perché almeno lei così lo è..
essere tristi mentre la si guarda sorridere perchè un altra persona riesce a farla star bene con molta più facilità rispetto a me;
ma nonostante questo gioire nel vederli insieme per gioire del suo sorriso..
esserle amico perchè nulla di più potrà mai essere e riuscire a consigliarle come conquistare qualcun altro..
esserle amico perchè nulla di più potrà mai essere e starle accanto quando ha bisogno di me,
quando sta bene non sono io quello che lei cerca ma consuma i suoi sorrisi con persone più fortunate..
amarla perchè solo per lei riesco a provare un odio così profondo..
amarla incondizionatamente sperando di poter dire: "Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona",
sapendo che non sarà mai vera la seconda parte..'.
mi ricordo tutto questo, eppure dopo non molto tempo già dimentico il suo volto;
mi ricordo il primo abbraccio, come una fitta di calore che riaccende il battito;
mi ricordo mille istanti, fotogrammi che mi sforzo di dimenticare ma non vi riesco.. il destino la mise per me come una sorella e non di più, forse un giorno
riuscirò a viverla così.
troppo presto, è sempre stato troppo presto..tutto così veloce, in pochi mesi tutto si crea e tutto si distrugge.."
dopo una pausa di qualche minuto sorseggiando il the caldo il giovane vecchio mi mostra una frase che scrisse pensando a lei, una delle famose
poesie che solo da innamorato riusciva a scrivere, una frase che a suo dire rappresentava la pace nel mondo, una visione di serenità
che sarebbe divenutà realtà perchè per lui, se negli occhi di lei si fosse riflesso lo stesso amore allora in tutto il mondo ci sarebbe stata pace, poichè
a lui solo di lei importava...: "ho avuto una visione, c'era silenzio e i fiori non temevano i passi degli uomini".
il giovane vecchio sospira, si accende una sigaretta e con un sorriso pronuncia il suo nome..
"un giorno forse, quando riuscirò ad accettare ciò che sei, ti abbraccierò con forza;
ma questo solo quando avrò trovato l'amore in un'altra donna e potrò vederti per quello che realmente puoi solo essere.. una sorella.."
dice guardando verso la finestra..
"mi ricordo quando lei non c'era.. mi ritenevo il diavolo;
ero arrabbiato con il mondo avrei solo voluto veder bruciare il tutto, le donne nella mia mente erano solo oggetti in cui cercare il piacere
e non mi importava di far del male, non mi importava nemmeno della mia salute; era come se la rabbia, l'oscurità, vivesse in simbiosi dentro di me
donandomi forza infinita e infinita salute.. nulla mi turbava, nulla mi fermava, come una locomotiva riempivo il mio corpo di malessere il quale mi
alimentava..
ero rabbia pura.. senza anima..
i soli sogni che avevo erano disegni di perversione e ricchezza, materia e nulla di più..
lucifero era il mio nome..
gli altri, solo strumenti per il mio interesse..
tutto quello che mi era accaduto si era radicato in me divenendo consapevolezza che nulla aveva senso,
che non vi era ne fede ne speranza ne tanto meno amore in questo mondo..
poi quel giorno tutto cambiò..
forse era destino perchè nel soffrire per lei ho imparato ad ammettere i miei errori;
e cosa ancora più importante ho imparato che sono solo umano.. ricordo una storia: un ragazzo è in preda al panico per un esame,
è disperato, teme di non passarlo ed è consapevole che questo determinerà il corso della sua vita futura, col passare dei giorni e l'avvicinarsi
della prova diventa sempre più aggressivo nei confronti degli altri.
non parla con chi gli chiede se vuole una mano, anzi si fà nervoso e acido.
Poi una settimana prima dell'esame si reca al mare per distrarsi, si getta in acqua e nuota, nuota sgombrando la mente;
riesce a dimenticare l'esame, la casa, le persone e continua a nuotare imprimendo nell'acqua tutto il suo turbamento.
All'improvviso si rende conto di essere troppo al largo, la corrente si fà forte; la stanchezza è molta e i crampi gli rendono quasi impossibile
muoversi, così temendo il peggio si fà forza e lotta contro quell'immenso blu in cui lui è solo un piccolo, insignificante puntino.
alla fine arriva a riva sano e salvo.
da quel giorno non provò più timore per l'esame, torno ad essere quello di sempre e il grande giorno fu un successo.
passò con il voto massimo e senza nessun timore da sfatare..
è incredibile come le forze della natura possano, in poco, abbattere la nostra presunzione..
è un pò quello che è successo a me, l'amore che provavo e le situazioni in cui mi ritrovavo erano un immenso blu..
se non fossi quasi affogato forse ora penserei ancora di potermi paragonare a Dio.."
dopo di che il giovane vecchio spegne la sigaretta nel posacenere, finisce l'ultima goccia di the, e mi rimanda a un altro giorno..
stanco dei ricordi si rifugia qualche ora nel sonno dove immagini di un fittizio futuro idilliaco gli regalano un pò di quiete.
Donny.
mercoledì 28 aprile 2010
Donny: "La storia del giovane vecchio"
Non molto tempo fà, in un paese non troppo lontano viveva un giovane vecchio..
La sua storia è curiosa; bisogna aver voglia di ascoltare.
Era ancora un piccolo bambino quando a differenza degli altri intorno a lui non socializzava mai..
veniva messo in disparte così per ira meritava la punizione diventando stranamente cattivo nel suo vendicarsi..
Pochi sono i ricordi che riporta della prima parte ma la seconda si che è interessante.
Dicono che sono le esperienze a far maturare, se per esperienze si intendono le cose che ci succedono si spiega
perché il giovane invecchiò in fretta..
Venne, all'improvviso, trasportato in un luogo nuovo, bello al suo primo approccio;
ma come prima il problema non era il luogo ma le persone che lo abitavano.
Nulla da fare figuriamoci! il ancora giovane giovane vecchio non riusciva a comunicare..
In casa in silenzio ascoltava i grandi permettendosi ogni tanto di intervenire per poi ripiegare in ritirata
appena palesata la sua ancora debole dialettica e l'ingenuità del suo intelletto.
Così passava molto tempo a pensare ed a osservare il mondo intorno a lui; gli stessi comportamenti umani
come una manifestazione fisica incuriosivano la sua mente.
Osservava e pensava mentre intorno a lui tutto scorreva anche se all'epoca non desse importanza al tempo.
Naturalmente come ogni giovane uomo non era privo di istinti e soprattutto non era privo di sentimenti,
quello sciocco si innamorava con una facilità impressionante.. bastava poco, poiché poche erano le
ragazzine che gli prestavano attenzione o che anche solo per un'istante erano incuriosite da lui;
un pò come un fantasma impedito nel parlare agli altri si incantava non appena una ragazza lo notava:
"Un miracolo! mi ha Visto!" questo pensava..
Così tutta la sua sensibilità si sconvolgeva in un travolgente fiume di emozioni che non lasciavano scampo
alla perdita della ragione..
E' in questi periodi, ricorda il giovane vecchio, che gli veniva naturale e facile scrivere sublimi poesie
e formulare veri concetti d'amore.
Tuttavia raramente si presentò l'amore nella sua vita, mai al di fuori della sua casa; con un eccezione...
Quando in preda alle crisi dell'adolescenza cercava ancora la sua identità si presentò una ragazza nella sua vita;
questa sembrava come lui.. diversa.. ed era curiosa, e inspiegabilmente ascoltava l'ancora giovane giovane vecchio..
inspiegabilmente gli rivolgeva la parola cosa che nessun'altra aveva mai fatto.
Inutile dire che il giovane giovane vecchio rimase travolto come non mai e con il nome di lei inciso sul cuore continuò
a osservare il tempo scorrere anche quando non sapeva dove lei fosse.
Nel frattempo l'ancora giovane giovane vecchio perse tutto quello che aveva, quello di cui in realtà non importava per sua volontà
e il resto gli venne strappato via.. rimase solo, maturò diventando il giovane vecchio ma perse anche l'interesse a vivere, o almeno
a vivere come tutti vivono, infatti smise di impegnarsi ad assomigliare agli altri e col tempo smise di farsi vedere in giro..
importava solo di lei..
A questo punto della storia tutto si fà un po triste..
Il giovane vecchio è solo, posto davanti alla tastiera ma incapace a suonare, obbligato invece a improvvisare ("la leggenda del pianista sull'oceano"),
lui l'ho ripeteva la sera parlando al vuoto: "io non so suonarla, perche proprio io?, da solo non posso, non so nemmeno chi sono..".
E lei? dov'è lei?.. bhe curioso questo passo del racconto..
lei tornò a dargli affetto, una buona amica che dava fin troppo, ma lei aveva gia una sua vita e di certo non era con il giovane vecchio!
che si credeva quell'ingenuo giovane che la vita che lo aveva reso vecchio gli desse la soluzione subito?! Solo un giovane vecchio puo essere
tanto sciocco..
Ma lui impazzi d'amore, e poco a poco di gelosia.. non riusciva ad accettarlo anche se si rendeva conto che lui non era proprio adatto alla lei
in questione, insomma lui era socialmente pazzo, strano, insolito.. un folle, solo, che elemosinava affetto per illudersi la sera di non addormentarsi
solo in mezzo all'oscurità, ma aime era così..
Lei poverina non sapeva come comportarsi..povera potete immaginarla travolta dagli scleri intellettivi e emotivi di quel pazzo..
Col tempo inizio a stancarsi e anche se aveva promesso a se stessa che gli sarebbe stata accanto iniziò a perdere le forze,
era troppo per lei, quando il giovane vecchio stava bene ed era ricco di sentimento era capace di gesti folli per la sua amata,
ma quando era giù, ed accadeva spesso, lei veniva ricoperta di insulti, aggredita e questo perchè la gelosia del nostro amico era
pari all'amore che provava.
Così un giorno, quando al giovane vecchio non rimase più nulla, e quelle poche persone che gli erano rimaste sono venute a mancare, lui
si fece prendere dall'ira per una stupida conseguenza a costrutti mentali dovuti alla fede religiosa che in lui nasceva per resistere
alla cruda realtà,i quali entravano in conflitto con gli stessi desideri e con lo stesso rapporto creando una tensione folle, che in
fine, inevitabilmente, lo portò a provare una rabbia immensa.. un dolore che per difesa muta in odio portandolo poi a scaricare
il tutto su l'amata.. già..
su di lei..
povera..
cosa centrava lei??
non era stata lei a fare della vita del giovane vecchio un inferno senza fine, ma il fato..
così lei esasperata se ne andò via, lontano dal pazzo.. come fecero poi anche altri..
vi chiederete come viva ora il giovane vecchio..
bhè, ora è una persona troppo giovane per diventare uomo, e troppo vecchio per vivere la gioventù..
è li seduto davanti alla tastiera senza sapere da che parte cominciare..
a volte è disperato e prega un eventuale dio di dargli una mano, la sua fede vacilla e in poco sta male nuovamente..
depresso, con parecchi problemi e ora fatica a uscire due metri di casa...
solo, parla al nulla sperando che qualcuno nascosto dietro la porta venuto per aiutarlo lo ascolti, per poi capire, per poi aiutarlo..
e aspetta.. aspetta un miracolo..
arrabbiato con se stesso per il dolore causato a colei che amava, l'unica che gli avesse mai voluto bene..
aspetta..
lacrimando su un folle sorriso di disperazione, il giovane vecchio aspetta..
secondo voi come continuerà la storia ??
Donny.
lunedì 26 aprile 2010
La Vale ....dentro - fuori..il riflesso distorto ....
mercoledì 21 aprile 2010
La Vale: "Vergogna di Vergognarsi..."

Vergogna l'emozione sociale che si prova tutte le volte che siamo a contatto con altre persone! così diceva Goffman...
Ebbene sìì...
chi di voi non ha mai provato quella situazione sgradevole di diventare "rossi come dei pomodori" davanti ad una situazione imbarazzante???Quella sensazione di calore che innonda il viso e non puoi nè nasconderti nè tantomeno non renderlo visibile a tutti...?
Credo in molti.. Come il vergognarsi per se stessi....tutte umiliazioni più o meno forti che derivano dallo stare insieme il vivere insieme ad altri...
Stare in questa società e sentirsi bene nel proprio gruppo non è così semplice....!
Vergogna per cosa?
Imbarazzo perchè?
Quando ero piccola immaginavo di stare ad una di quelle cene di gala magari di qualche multinazionale da boicottare..e ad un certo punto alzarmi dal tavolo con una mano tirare giù la tovaglia,salirci sopra e urlare qualcosa di rivoluzionario... magari con altri rinforzi che arrivano pieni di striscioni e slogan urlati...beh questo nell'immaginario collettivo non è proprio il massimo della desiderabilità e dovrebbe creare una forte sensazione di imbarazzo nei partecipanti alla cena di gala solo per "essersi immedesimati in me"...e io???E
E io no.... rido sorrido di saper pensare a cose "scomode" o meno che le persone pensano e immaginano bollandoti come deviata sociale... e credo anche che non bisogna vergognarsi mai di se stessi....
Ognuno è ciò che è... ognuno è ciò che fa,che dice che racconta... un pezzo piccolo e indelebile di se... Ogni minuto va vissuto intensamente e ridendo delle proprie scemate... arrossendo in pubblico e sapendo sorridere dei propri difetti... quei difetti che rendono ognuno di noi "diversi e speciali"..anche se a volte subentra lo stato dell'imbarazzo della vergogna...bisogna comunque superarlo e riderci sù...Non farsi "etichettare" per forza come deviato se ci si comporta non come "gli altri vorrebbero che noi ci comportassimo"in fondo nessuno obbliga a fare nulla..e tantomeno seguire delle costrizioni sociali...
Quindi cerchiamo di non provare troppa vergogna e imbarazzo per noi stessi...non pietrifichiamoci troppo dalla timidezza, dai lacci che ci tengono fermi le caviglie e i polsi...così forte da renderci immobili....slacciamo e sleghiamo quei fili invisibili che ci ancorano troppo alla realtà e cerchiamo sempre di più di muoverci di saltare di ridere e scherzare liberi senza catene e senza impedimenti o concezioni troppo ristrette...
Se non impariamo a ridere dei nostri errori....ma ci vergogniamo e basta---vuol dire che non proviamo nemmeno a vivere intensamente senza provare a slegarci dalle catene che bloccano lo nostre "ali"...
LA VALE
venerdì 16 aprile 2010
DONNY: "Solitudine come obbiettivo e necessità"
interiore" che tutti possiedono in modo innato. Tutti però cercano di colmare questo vuoto attingendo dall'esterno: facendo cose, studiando, amoreggiando, con gli amici, con gli
svaghi, con il lavoro. Chi lavora poi nel tempo libero si tormenta di trovare un hobby pur di non restare "solo" (in questo caso per "solo" si intende anche il semplice
conversare con se stessi). Alla fine di tutto ciò però si ci rende facilmente conto, dopo una breve riflessione, che attingere dall'esterno non colmerà mai quel vuoto;
tutt'altro, nascerà una dipendenza dagli svaghi che dovranno essere sempre maggiori per colmare il nostro "vuoto".
Questo si dimostra proprio perchè ogni svago finisce, ogni ricchezza porta sempre al desiderio di maggior ricchezza, perfino quando uno trova l'Amore che cercava finirà col dover
notare i difetti di quel rapporto o addirittura, quasi inconsciamente, a creare problemi illusori nel rapporto proprio per creare il "Moto". Questo "Moto" che rappresenta tutte
le attivita: fisiche, intellettive, spirituali e sentimentali, è in fine il mezzo più comunemente usato per colmare il vuoto, che deriva dall'incapacità di vivere con se stessi..
Io trovo che anche una solitudine "forzata" sia un buon terreno di allenamento per imparare a conoscere se stessi, fare i conti col proprio interiore, e inoltre d'aiuto per
sviluppare l'intelletto (per intelletto non si intende la cultura o conoscenza che invece si sviluppa con conversazione e studio)..
Per tanto la "capacità di star soli" non è altro che il massimo obbiettivo che un individuo possa raggiungere (uso il termine individuo per indicare soggetti coscenti di
esistere, molti non lo sono).
Naturalmente questa solitudine deve essere dominata dalla ragione e non dall'emotività, questo per evitare di impazzire o di peggiorare la situazione; ogni individuo in linea di
massima, nella maggior parte dei casi, vive trascinato dagli eventi, manovrato dal caos e le sue stesse scelte, incosapevolmente, sono determinate da influenze esterne (proprio
per la proprensione ad attingere dall'esterno), per tanto ognuno è un automa governato dal "resto"; Invece un individuo che con la ragione consegue la capacità di vivere con se
stesso trarrà dal "resto" solo ciò che apprezza e rigetterà con facilità ciò che di negativo vi si trova senza il minimo sforzo, anzi sarà naturale.
Ma per non essere succubi del "resto" del "tutto" bisogna essere invece padroni del "tutto" nel senso in cui gli eventi che circondano lo spazio più vicino a noi, quindi
direttamente collegati alla nostra vita per non essere "causa" e le nostre azioni "effetto" è necessario che noi diveniamo "causa" e il resto "effetto". Questo vuol dire Seneca
con: "Per sottomettere tutto a te, sottometti te stesso alla ragione". Dove per tutto appunto si intende la nostra vita. Per tanto in conclusione per essere padroni della propria
vita è necessario passare dalla "solitudine" così da aqcuisire le capacità necessarie per conoscersi, gestirsi, affrontarsi, imparare a dominare le proprie scelte in modo
razionale (la ragione è l'unica cosa che realmente ci differenzia dagli altri animali, sarebbe stupido porla in fondo alla piramide che rappresenta la nostra mente ). E qui si ci
ricollega al tema del Post sulle aspettative, per mia opinione sempre, si giunge alla conclusione che l'individualità interiore risolve parecchi problemi compreso l'errore delle
aspettative ecc.. Tutto ciò si raggiunge solo con la solitudine, dove poi la persona intelligente troverà la fonte per colmare il proprio vuoto, non attingerà più dall'esterno ma
bensi da dentro se stesso; Sarà lui a generare il "moto", e sarà lui la "causa". Arrivati a questo punto dello sviluppo interiore poi l'individuo troverà la vera felicità e la
famosa "pace interiore" che rende gli illuminati così pacati e calmi anche difronte alle peggiori circostanze. Ma per arrivare li c'è molto da fare. Io stesso sono ancora all'inizio, ma
gia ora apprezzo e trovo molto piu appagamento nella solitudine più che in compagnia, o in mezzo alla ressa, quest'ultima appunto inizia a mutare in un fastidio che mi distoglie
dai miei interessi che appunto sono dentro di me e non fuori.... Tutto ciò, in me, è nato grazie a persone che, principalmente a causa mia, hanno contribuito alla mia solitudine,
e in fondo le ringrazio; anche se non capiranno mai chi sono..
Donny.
LA VALE: UNA BANDIERA PER SOLIDARIETA' ...IO STO CON EMERGENCY

venerdì 16 aprile 2010 alle ore 0.05
Fine:
domenica 25 aprile 2010 alle ore 3.05
Luogo:
nel mondo