giovedì 6 maggio 2010

La Vale: Una canzone che fa riflettere...



TEATRO DEGLI ORRORI A SANGUE FREDDO..



"Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa?

il poeta nigeriano

un eroe dei nostri tempi

non ti ricordi di Ken Saro Wiwa?

perché troppo ha amato

l'hanno ammazzato davanti a tutti

bugiardi dentro

fuori assassini

vigliacchi in divisa

generazioni intere

ingannate per semprea sangue freddo

ken saro wiwa è morto

evviva ken saro wiwa

non è il tetto che perde

non sono le zanzare

non è il cibo meschino

non basterebbe a un cane

non è il nulla del giorno

che piano sprofonda

nel vuoto della notte

sono le menzogne

che ti rodono l'anima

in agguato, come sempre

la paurala paura di morire

non ti ricordi di ken saro wiwa?il poeta nigeriano

un eroe dei nostri tempi

non ti ricordi di ken saro wiwa?

perché troppo ha amato

l'hanno ammazzato davanti a tutti

io non mi arrendomi avrete soltanto

con un colpo alle spalle

io non dimenticoe non mi arrendoio non dimentico

è nell'oblio che un uomo

è nell'indifferenza che un uomo

un uomo vero

muore davvero

quanto grande è il cuoredi Ken Saro Wiwa

forse l'Africa intera

il nulla del giorno

sprofonda piano

nel vuoto della notte

avete ucciso Wiwa

ladri in limousine

che dio vi maledica

pagherete tutto

pagherete caro

non ti ricordi di ken saro wiwa?il poeta nigeriano

un eroe dei nostri tempi

non ti ricordi di ken saro wiwa?

perché troppo ha amato

l'hanno ammazzato davanti a tutti

bugiardi dentro

fuori assassini

vigliacchi in divisa

generazioni intere

ingannate per semprea sangue freddo "



Lo reputo uno dei gruppi che più mi hanno emozionato davvero ascoltandoli...era da parecchio che in Italia non sentivo più musica così!
Bravi e originali!
Ho riportato questo testo anche perchè è dedicato al poeta nigeriano scomparso nel 1995 Ken Saro Wiwa morto ammazzato... perchè?
perchè si era fatto portavoce della rivendicazione della popolazione del Delta del Niger nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l'ecosistema della zona....insomma dell'avvelenamento causato dalla continua fuoriuscita di petrolio dovuta agli scavi barbarici fatta da multinazionali del petrolio...
e...ci sono andate di mezzo voci e vite di persone che hanno voluto giustizia e maggiori diritti!!! che come Ken Saro si sono opposti a tutto questo....a chi detiene profitto
il padre padrone che si arricchisce guadagnando soldi sporchi di sangue!
La fame del guadagno...

E' una cosa orrenda e mi rattrista sapere che non è conosciuto molto e che cmq è in parte oscurato dai media che ovviamente non riportano quasi mai le notizie scomode...visto anche che l'Italia è al 40° posto per la libertà di stampa... dico solo questo... forse anche più giù...

Saviano Roberto in un intervista a "che tempo che fa" di Fazio ne aveva parlato delle sue poesie..di Ken Saro...visto che anche lui è sotto scorta perenne per aver denunciato la camorra...

....

vi lascio riflettere e ascoltate la canzone ma soprattutto le parole

buon ascolto



LA VALE

mercoledì 5 maggio 2010

The Mallard • Borrowed Heaven


La felicità è solo presa in prestito, diceva qualcuno. Capita che, dopo aver attraversato stati emotivi e/o fisici di grande malessere, ci sia una percezione molto più rispettosa, e nello stesso tempo di tangibile precarietà, verso le zone meno grigie, se non celesti, del nostro cielo. Oppure che, nel peggiore dei casi, per il troppo dolore e senso di ingiustizia, si somatizzi, al contrario, col nichilismo.
Nello spazio e nel tempo, “rimarrai sorpreso di quanto in fretta potrà cambiare il tempo” (come diceva una canzone dei Magic Pie).

Mi sento un po’ il contrario di Nietzsche quando si sente autorizzato a seguire il suo daemon in tutto e per tutto, anche, e direi soprattutto, quando sancisce che anche la cattiveria e la violenza, assieme alle altre azioni dell’uomo considerate “buone”, servirebbe alla preservazione della specie umana (vedi la parte iniziale de “La Gaia Scienza”, anche se poi, molto più in là nella sua vita, giustificherà col “non aver mai avuto scelta” nel seguire il suo daemon – Nietzsche è molto onesto con se stesso e col lettore non nascondendo la sua contraddittorietà, quindi ha sempre ragione, ma anche sempre torto).

Mi sento invece, al contrario, come se dovessi stare sempre attento al minuto, al secondo successivo che potrebbe rivelarsi nella perdita di un benessere momentaneo, come se non mi fosse mai concesso uno spiraglio di presunzione dell’immutabilità della mia potenza.
Ma non sempre questo mi paralizza nel terrore: dopo i primi brutti istanti, spesso si tramuta in un’empatia, in una comprensione immediata del disagio dell’altro ed in una percezione dei suoi cieli stellati e delle sue miserie, come fossero mie.

Sento la necessità quindi di non tener tutto per me quel poco di benessere psicofisico che ho, quasi per scaramanzia e per religiosa gratitudine, anche se trovo spesso solo persone travestite da “adulte”, intrise fino all’osso del “Non voglio aiuto se non te lo chiedo.” e del “Ma che cazzo vuole questo che non mi conosce?!”.

Fraintendimento quasi immediato e apodittico, nel linguaggio interpretativo d’oggi.

In realtà, molto probabilmente, nessuno è in grado di aiutare nessuno (prendendo delle azioni pratiche che danno un risultato tangibile), perlomeno in certi ambiti troppo specifici di sofferenza abissale; neanch’io pretendo o presumo di esserne in grado, ma almeno si può condividere, si può parlare (o a volte non parlare, basta altro) e comprendere insieme i sentieri che a volte abbiamo la fortuna o la disgrazia di imboccare (com-prendere = percepire, “captare” assieme).

Un ascolto empatico e NON interpretativo, riuscendo a spostare il focus dell’attenzione (che normalmente affetta l’analisi critico-estetica dei mezzi espositivi, che sono, per forza, oggettivanti - Jaspers) direttamente verso l’essenza del concetto, verso la sensazione provata dall’altro, quasi senza mediazione. In questo modo, non esisterà più scissione osservatore-osservato, necessaria all’analisi, ma deleteria per essere un tutt’uno, per vivere quei pochi momenti senza lo sforzo della mente (Krishnamurti) e senza la sofferenza del cuore.

Dritti (o meno), (ma) sempre VERSO l’essenza, la trascendenza NELL’essere, che, seppur non si lascerà mai cogliere (perché sarà sempre fugace e indefinibile, non catalogabile, l’unica cosa non oggettivabile, non imbrigliabile in un pensiero), almeno sarà appena percettibile nel naufragio di ogni analisi.

È quasi un’intuizione, effimera certo, ma, per un istante, riesce ad essere omnicomprensiva, omniabbracciante.

Il nostro buon amico atomo è certo giusto che reagisca con gli altri per lo più solo per il suo guscio esterno, che si relazionino tra loro e si fondano parzialmente solo gli orbitali esterni….si sa che, invece, se interagissero i nuclei, l’energia sprigionata sarebbe molto maggiore, di diversi ordini di grandezza (secondo la nota relazione E=mc^2).
Ma nel nucleo degli atomi risiede anche l’energia che fa vivere il sole, le stelle (e quindi noi). Non è sempre distruttiva. È solo molto molto più grande, questo si.

Così le persone, secondo me, dovrebbero si tener racchiuso in difesa il loro nucleo: è molto spaventosa l’energia e grande il pericolo nel gestirla se venisse messa in gioco. Ma questo stato difensivo, non dovrebbe essere mantenuto sempre e per sempre, tenendo presente che difficilmente si potrebbe sopravvivere alla vita se in tutte le relazioni non si ricercasse, almeno per pochi momenti al dì, una situazione di momentaneo conforto, di “sentirsi al sicuro”, dalla quale partire per indebolire per un istante il campo di forze repulsive attorno al nucleo, per poterlo far interagire, almeno farne vedere appena la propria natura, anche solo in trasparenza, attraverso la nuvola di particelle di luce.
The Mallard

lunedì 3 maggio 2010

DONNY: "Uomo Violento"

La violenza, il "male" contro cui tutti si uniscono,
esistono vari tipi di violenza, la differenza in gravità tra i vari tipi non è poi così rilevante
dato che è chi la subisce che ne stabilisce il peso.
La violenza più comune: guerra, omicidio, stragi, stupri, tutte violenze "reali" e "materiali" che distruggono,
eliminano, fermano il naturale corso di una vita, impongono il volere di qualcuno sulla libertà altrui;
Poi c'è la violenza più "astratta", una persona che con persuasione ne induce un altra a pensarla come lui o a comportarsi in
un dato modo, anche questa è violenza...
L'invadenza di un vicino di casa non è forse una forma di violenza?
Un estraneo che arriva arrogante spiegandoci come vivere, contestando piu o meno direttamente il nostro modo di esistere, anche questa è una forma di violenza..
La pubblicità è violenta, viene attratta la nostra attenzione e poi ci viene sbattuta in faccia un immagine che nella maggior parte dei casi fa leva su i nostri
istinti, sulle nostre paure, sui nostri desideri.. non ci viene spiegata la vera utilità del prodotto ma ci viene imposta la sua esistenza e alla fine lo si compra.
Il lavoro oramai è violenza allo stato più primordiale: l'operaio non vende forse il proprio corpo proprio come una prostituta ? (qui mi riferisco alla prostituzione

imposta da un protettore, o da una condizione sociale).
Io in questo stesso istante devo prestare attenzione per non trasformare il mio intento di far riflettere in un intento di far pensare chi legge come me, il mio
scrivere diverrebbe una forma di violenza..
Imporsi ogni mattina la sveglia è una forma di violenza, verso se stessi certo ma violenza.
Il mio istinto dice: "spaccagli la faccia" ma non lo faccio, sarebbe violenza verso di lui, ma così è imposizione a me stesso, violenza verso di me..
questa forma è meno grave ?
Un pazzo omicida se si imponesse di non uccidere soffrirebbe assai di più la violenza verso di se piuttosto che quella verso gli altri, direte che centra è pazzo,
tuttavia questa è la sua percezione e in un ragionamento "oggettivo" và presa in considerazione..
Non avete mai cercato di proporre qualcosa di Oggettivamente giusto o utile o importante, che richiedesse sacrificio ma promettendo frutti, per
poi fare i conti con l'ottusità di elementi che a priori dicono di no, senza riflettere e che per quanto ci impegnamo questi continuano a rifiutarsi, considerando
il loro consenso come fondamentale per questioni burocratiche o che.. e poi inoltre magari ci deridono.
Presupponendo che il nostro progetto avesse portato reali benefici alla collettività ne veniamo impediti dalla stupidità o avidità di un singolo;
a questo punto mi chiedo quanto possa invece essere legittimo imporre alcune cose nonostante questa imposizione divenga violenza..
In caso contrario si giunge alla conclusione: "mi faccio gli affari miei, fanculo gli altri, me ne frego finche non interferiscono con me" ma questo è giusto?
se ognuno pensa a se, come quasi ovunque oramai accade, il mondo che fine fa ?
E' dato oggettivo che ci sono persone più intelligenti e persone meno intelligenti, indipendentemente dal livello culturale, supponondo che
questi intelligenti siano privi di avidità per questioni morali o per un senso di giustizia e che siano capaci di non mettere il loro
interesse prima di quello altrui e che quindi siano capaci di usare le loro facoltà per l'umanita (un po utopico vero ma utile al ragionamento) non
sarebbe forse giusto che queste persone oggettivamente capaci di trovare la più giusta organizzazione del collettivo imponessero agli ottusi, agli egoisti,
agli avari, la loro "soluzione" ?
E' risaputo che in democrazia ogni individuo può (teoricamente) dire la sua, ma nel collettivo si troverà sempre un individuo che vuole prevalere
o che più subdolamente cerca di fare il proprio interesse anche quando questo non è più largamente corretto, quanto è giusto che questo individuo abbia
diritto di parola, quanto è giusto che il suo pensiero sia rilevante per una decisione finale ?
Tuttavia impedirgli di partecipare sarebbe una forma di violenza, anche se poi lasciandogli spazio invece, per serie di eventi e dinamiche che troviamo
ogni giorno ovunque, questo suo diritto iniziale si trasforma in una piaga per il collettivo..
Per proteggere una persona cara o la propria casa, o la propria vita, fino a che punto sareste disposti ad arrivare? O meglio: fino a che punto la nostra morale, la
nostra etica, e il nostro senso di giusto e di non violenza arrivano? a che punto questi concetti di "pace" vengono meno? quanto siamo realmente
capaci di prestare fede a concetti di Non violenza da noi esposti in periodi sereni ?
Passando poi a livello più primordiale, più istintivo.. Non vorremmo forse che ci fosse giustizia? e quindi cos'è la giustizia? due persone uccidono senza pietà e

ora sono libere; Erica e Omar, lo stesso dipendente delle pompe funebri dopo aver visto il bambino, morto, con 50 coltellate e le interiora che galleggiavano nella

vasca ha cambiato lavoro ed è andato in analisi.. ora quei due studiano, lavorano, vivono.. c'è stata giustizia? Uccidere persone come loro due sarebbe
violenza, direte, chi sono io per decidere? non sono dio, non ho diritto di vita e morte, non posso decidere per la morte altrui.. Tuttavia, quanto è giusto che

vivano liberamente ?..
Questo è un caso estremo ma lo stesso ragionamento lo possiamo fare su qualsiasi forma di violenza.
Allora, esiste una violenza giusta? O è sbagliato a priori?..
Quanto siamo capaci di essere violenti se lo riteniamo giusto o necessario?
Perchè alla fine, nel profondo, siamo tutti violenti, e tutti abbiamo desiderato forme di giustizia che stravolgono ogni morale, almeno per poco lo abbiamo pensato

tutti..
Certo, io come voi sono contro le guerre come manifestazioni di violenza, ma Mussolini appeso a testa in giu a decomporsi in piazza con accanto la sua donna, e i
passanti che sputavano e urinavano sul corpo, qui le vittime hanno manifestato una violenza di gran lunga superiore della stessa guerra, è stato "giusto"? o meglio

possiamo giustificarlo? (fatti realmente accaduti). Non oso dire che Mussolini non si meritasse una pena per quello che aveva fatto, ma non credo che il comportamento

dei "liberati" sia stato molto diverso, qui i passanti sono diventati uguali se non peggiori di quell'uomo appeso. Chi è stato piu violento?
una di queste violenze va bene e l'altra no?.. ma alla stesso modo, voi cosa avreste fatto? sareste stati così "violenti"? io penso di si.. perche quando siamo

arrabbiati, offesi e lo riteniamo giusto, tutti siamo violenti, e poi invece ci rifiutiamo di esserlo quando è necessario, come con chi realmente minaccia la collettività.

Spazio alle riflessioni.

Donny.

domenica 2 maggio 2010

ANDROJINN - IL NUMERO CENTO


Cento post, CHE GRAN TRAGUARDO! sono contentissimo e spero non ci fermeremo quà.

Oggi ho comprato un libro e sul retro di copetina c'era stampata una frase :"OPTAI PER L'OBBEDIENZA E PER LORO FU UNA CATASTROFE", è una frase magnifica scritta da l'unico che possa sperare di convertirmi, DON GALLO.

Chi è la persona rivoluzionaria? Cosa fà di essa una rivoluzionaria?

Dopo cento bellissimi discorsi ho capito che in ognuno di noi è scoppiata una piccola rivoluzione, personale, intima, gloriosa.

Sono certo che le grandi rivoluzioni non si debbano combattere con le armi, sono certo che esistono forme di FORZA diverse dalla violenza in se e molto più efficaci per cambiare questo mondo. Sono certo che il sistema vittima-carnefice non è l'unico possibile.

Sono certo che la mia bisnonna, con quegli occhiali, senza volerlo mi ha rivoluzionato tanto tempo fà nel mio essere bambino.

ANDROJINN

giovedì 29 aprile 2010

Donny: "La storia del giovane vecchio" Capitolo 1° -Ricordo-

La storia del giovane vecchio

Capitolo 1°...

"Ricordo"

il giovane vecchio mi racconta:
"mi ricordo quando le scrissi cosa significasse amare, per me: 'ascoltarla con falso sorriso mentre racconta contenta di come sta bene
con un altra persona ed essere, in fondo, felice perché almeno lei così lo è..
essere tristi mentre la si guarda sorridere perchè un altra persona riesce a farla star bene con molta più facilità rispetto a me;
ma nonostante questo gioire nel vederli insieme per gioire del suo sorriso..
esserle amico perchè nulla di più potrà mai essere e riuscire a consigliarle come conquistare qualcun altro..
esserle amico perchè nulla di più potrà mai essere e starle accanto quando ha bisogno di me,
quando sta bene non sono io quello che lei cerca ma consuma i suoi sorrisi con persone più fortunate..
amarla perchè solo per lei riesco a provare un odio così profondo..
amarla incondizionatamente sperando di poter dire: "Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona",
sapendo che non sarà mai vera la seconda parte..'.
mi ricordo tutto questo, eppure dopo non molto tempo già dimentico il suo volto;
mi ricordo il primo abbraccio, come una fitta di calore che riaccende il battito;
mi ricordo mille istanti, fotogrammi che mi sforzo di dimenticare ma non vi riesco.. il destino la mise per me come una sorella e non di più, forse un giorno
riuscirò a viverla così.
troppo presto, è sempre stato troppo presto..tutto così veloce, in pochi mesi tutto si crea e tutto si distrugge.."

dopo una pausa di qualche minuto sorseggiando il the caldo il giovane vecchio mi mostra una frase che scrisse pensando a lei, una delle famose
poesie che solo da innamorato riusciva a scrivere, una frase che a suo dire rappresentava la pace nel mondo, una visione di serenità
che sarebbe divenutà realtà perchè per lui, se negli occhi di lei si fosse riflesso lo stesso amore allora in tutto il mondo ci sarebbe stata pace, poichè
a lui solo di lei importava...: "ho avuto una visione, c'era silenzio e i fiori non temevano i passi degli uomini".

il giovane vecchio sospira, si accende una sigaretta e con un sorriso pronuncia il suo nome..

"un giorno forse, quando riuscirò ad accettare ciò che sei, ti abbraccierò con forza;
ma questo solo quando avrò trovato l'amore in un'altra donna e potrò vederti per quello che realmente puoi solo essere.. una sorella.."

dice guardando verso la finestra..

"mi ricordo quando lei non c'era.. mi ritenevo il diavolo;
ero arrabbiato con il mondo avrei solo voluto veder bruciare il tutto, le donne nella mia mente erano solo oggetti in cui cercare il piacere
e non mi importava di far del male, non mi importava nemmeno della mia salute; era come se la rabbia, l'oscurità, vivesse in simbiosi dentro di me
donandomi forza infinita e infinita salute.. nulla mi turbava, nulla mi fermava, come una locomotiva riempivo il mio corpo di malessere il quale mi
alimentava..
ero rabbia pura.. senza anima..
i soli sogni che avevo erano disegni di perversione e ricchezza, materia e nulla di più..
lucifero era il mio nome..
gli altri, solo strumenti per il mio interesse..
tutto quello che mi era accaduto si era radicato in me divenendo consapevolezza che nulla aveva senso,
che non vi era ne fede ne speranza ne tanto meno amore in questo mondo..
poi quel giorno tutto cambiò..
forse era destino perchè nel soffrire per lei ho imparato ad ammettere i miei errori;
e cosa ancora più importante ho imparato che sono solo umano.. ricordo una storia: un ragazzo è in preda al panico per un esame,
è disperato, teme di non passarlo ed è consapevole che questo determinerà il corso della sua vita futura, col passare dei giorni e l'avvicinarsi
della prova diventa sempre più aggressivo nei confronti degli altri.
non parla con chi gli chiede se vuole una mano, anzi si fà nervoso e acido.
Poi una settimana prima dell'esame si reca al mare per distrarsi, si getta in acqua e nuota, nuota sgombrando la mente;
riesce a dimenticare l'esame, la casa, le persone e continua a nuotare imprimendo nell'acqua tutto il suo turbamento.
All'improvviso si rende conto di essere troppo al largo, la corrente si fà forte; la stanchezza è molta e i crampi gli rendono quasi impossibile
muoversi, così temendo il peggio si fà forza e lotta contro quell'immenso blu in cui lui è solo un piccolo, insignificante puntino.
alla fine arriva a riva sano e salvo.
da quel giorno non provò più timore per l'esame, torno ad essere quello di sempre e il grande giorno fu un successo.
passò con il voto massimo e senza nessun timore da sfatare..

è incredibile come le forze della natura possano, in poco, abbattere la nostra presunzione..

è un pò quello che è successo a me, l'amore che provavo e le situazioni in cui mi ritrovavo erano un immenso blu..
se non fossi quasi affogato forse ora penserei ancora di potermi paragonare a Dio.."

dopo di che il giovane vecchio spegne la sigaretta nel posacenere, finisce l'ultima goccia di the, e mi rimanda a un altro giorno..
stanco dei ricordi si rifugia qualche ora nel sonno dove immagini di un fittizio futuro idilliaco gli regalano un pò di quiete.


Donny.

mercoledì 28 aprile 2010

Donny: "La storia del giovane vecchio"

La storia del giovane vecchio...

Non molto tempo fà, in un paese non troppo lontano viveva un giovane vecchio..
La sua storia è curiosa; bisogna aver voglia di ascoltare.

Era ancora un piccolo bambino quando a differenza degli altri intorno a lui non socializzava mai..
veniva messo in disparte così per ira meritava la punizione diventando stranamente cattivo nel suo vendicarsi..

Pochi sono i ricordi che riporta della prima parte ma la seconda si che è interessante.

Dicono che sono le esperienze a far maturare, se per esperienze si intendono le cose che ci succedono si spiega
perché il giovane invecchiò in fretta..

Venne, all'improvviso, trasportato in un luogo nuovo, bello al suo primo approccio;
ma come prima il problema non era il luogo ma le persone che lo abitavano.
Nulla da fare figuriamoci! il ancora giovane giovane vecchio non riusciva a comunicare..
In casa in silenzio ascoltava i grandi permettendosi ogni tanto di intervenire per poi ripiegare in ritirata
appena palesata la sua ancora debole dialettica e l'ingenuità del suo intelletto.
Così passava molto tempo a pensare ed a osservare il mondo intorno a lui; gli stessi comportamenti umani
come una manifestazione fisica incuriosivano la sua mente.
Osservava e pensava mentre intorno a lui tutto scorreva anche se all'epoca non desse importanza al tempo.

Naturalmente come ogni giovane uomo non era privo di istinti e soprattutto non era privo di sentimenti,
quello sciocco si innamorava con una facilità impressionante.. bastava poco, poiché poche erano le
ragazzine che gli prestavano attenzione o che anche solo per un'istante erano incuriosite da lui;
un pò come un fantasma impedito nel parlare agli altri si incantava non appena una ragazza lo notava:
"Un miracolo! mi ha Visto!" questo pensava..
Così tutta la sua sensibilità si sconvolgeva in un travolgente fiume di emozioni che non lasciavano scampo
alla perdita della ragione..
E' in questi periodi, ricorda il giovane vecchio, che gli veniva naturale e facile scrivere sublimi poesie
e formulare veri concetti d'amore.

Tuttavia raramente si presentò l'amore nella sua vita, mai al di fuori della sua casa; con un eccezione...

Quando in preda alle crisi dell'adolescenza cercava ancora la sua identità si presentò una ragazza nella sua vita;
questa sembrava come lui.. diversa.. ed era curiosa, e inspiegabilmente ascoltava l'ancora giovane giovane vecchio..
inspiegabilmente gli rivolgeva la parola cosa che nessun'altra aveva mai fatto.

Inutile dire che il giovane giovane vecchio rimase travolto come non mai e con il nome di lei inciso sul cuore continuò
a osservare il tempo scorrere anche quando non sapeva dove lei fosse.

Nel frattempo l'ancora giovane giovane vecchio perse tutto quello che aveva, quello di cui in realtà non importava per sua volontà
e il resto gli venne strappato via.. rimase solo, maturò diventando il giovane vecchio ma perse anche l'interesse a vivere, o almeno
a vivere come tutti vivono, infatti smise di impegnarsi ad assomigliare agli altri e col tempo smise di farsi vedere in giro..
importava solo di lei..

A questo punto della storia tutto si fà un po triste..

Il giovane vecchio è solo, posto davanti alla tastiera ma incapace a suonare, obbligato invece a improvvisare ("la leggenda del pianista sull'oceano"),
lui l'ho ripeteva la sera parlando al vuoto: "io non so suonarla, perche proprio io?, da solo non posso, non so nemmeno chi sono..".

E lei? dov'è lei?.. bhe curioso questo passo del racconto..

lei tornò a dargli affetto, una buona amica che dava fin troppo, ma lei aveva gia una sua vita e di certo non era con il giovane vecchio!
che si credeva quell'ingenuo giovane che la vita che lo aveva reso vecchio gli desse la soluzione subito?! Solo un giovane vecchio puo essere
tanto sciocco..
Ma lui impazzi d'amore, e poco a poco di gelosia.. non riusciva ad accettarlo anche se si rendeva conto che lui non era proprio adatto alla lei
in questione, insomma lui era socialmente pazzo, strano, insolito.. un folle, solo, che elemosinava affetto per illudersi la sera di non addormentarsi
solo in mezzo all'oscurità, ma aime era così..

Lei poverina non sapeva come comportarsi..povera potete immaginarla travolta dagli scleri intellettivi e emotivi di quel pazzo..
Col tempo inizio a stancarsi e anche se aveva promesso a se stessa che gli sarebbe stata accanto iniziò a perdere le forze,
era troppo per lei, quando il giovane vecchio stava bene ed era ricco di sentimento era capace di gesti folli per la sua amata,
ma quando era giù, ed accadeva spesso, lei veniva ricoperta di insulti, aggredita e questo perchè la gelosia del nostro amico era
pari all'amore che provava.

Così un giorno, quando al giovane vecchio non rimase più nulla, e quelle poche persone che gli erano rimaste sono venute a mancare, lui
si fece prendere dall'ira per una stupida conseguenza a costrutti mentali dovuti alla fede religiosa che in lui nasceva per resistere
alla cruda realtà,i quali entravano in conflitto con gli stessi desideri e con lo stesso rapporto creando una tensione folle, che in
fine, inevitabilmente, lo portò a provare una rabbia immensa.. un dolore che per difesa muta in odio portandolo poi a scaricare
il tutto su l'amata.. già..
su di lei..
povera..
cosa centrava lei??
non era stata lei a fare della vita del giovane vecchio un inferno senza fine, ma il fato..

così lei esasperata se ne andò via, lontano dal pazzo.. come fecero poi anche altri..

vi chiederete come viva ora il giovane vecchio..
bhè, ora è una persona troppo giovane per diventare uomo, e troppo vecchio per vivere la gioventù..

è li seduto davanti alla tastiera senza sapere da che parte cominciare..

a volte è disperato e prega un eventuale dio di dargli una mano, la sua fede vacilla e in poco sta male nuovamente..

depresso, con parecchi problemi e ora fatica a uscire due metri di casa...

solo, parla al nulla sperando che qualcuno nascosto dietro la porta venuto per aiutarlo lo ascolti, per poi capire, per poi aiutarlo..

e aspetta.. aspetta un miracolo..

arrabbiato con se stesso per il dolore causato a colei che amava, l'unica che gli avesse mai voluto bene..
aspetta..
lacrimando su un folle sorriso di disperazione, il giovane vecchio aspetta..

secondo voi come continuerà la storia ??


Donny.

lunedì 26 aprile 2010

La Vale ....dentro - fuori..il riflesso distorto ....


Ed è così che mi sento ultimamente dentro e fuori... fuori e dentro da cosa?



da qualsiasi cosa!



da qualsiasi gruppo o piccola entità che crede di essere un gruppo...



le regole le costrizioni di esso mi tolgono l'aria...mi fanno sentire senza energie stimoli..ma solo opressa e sotto sentenza...



oggi mentre facevo l'esame mi sono resa conto di quanto il tempo possa passare veloce, di quanto l'emozione l'angoscia e il voler scrivere troppo non razionalizzando e ordinando le idee sia deleterio per me...non riuscire a prendere aria, fiato in gola...ma provando solo il brivido del tempo che passa e della penna che non riesce a razionalizzare parole....fluiscono impazzite e senza senso
E' da un pò che mi sento così sotto esame !
sotto critica costante perchè non aderisco pienamente alla norma di gruppo di essere conforme per forza a qualcosa...mi sono stufata e alla fine non riesco ad ordinare come vorrei i pensieri che si accavallano in modo confusionario uno sopra l'altro non lasciando spazio a nulla..se non il caos!

la costrizione sociale e mediatica mi da alla nausea e ora inizierò a comportarmi come quella disobbediente che non appartine a nessuna cosa che sia rigida o che imponga troppi paletti che sia un gruppo di amici e non
ma soprattutto sono delusa da una persona che credeva non arrivasse così a tanto
e preferisco restare per conto mio a questo punto!

le critiche e la negoziazione fanno parte di noi questo non deve però essere esasperato in modo esagerato!!
LA VALE